OPPORTUNITA'

PERCHE' L'ITALIA E' UN PARTNER PRIVILEGIATO

Lavorare in Iran è ancora possibile?

La nostra organizzazione opera in diversi Paesi del Medio Oriente, preferendo lavorare in mercati non semplici ma ricchi di opportunità, per chi sa coglierle e sa come muoversi.
L’Iran è il Paese capofila dei prossimi undici (N-11) che, insieme ai BRICS, sono identificati come le più grandi economie del mondo nel XXI secolo.
Lavorare in Iran significa essere presenti in un Paese che conta oltre 80 milioni di abitanti, di cui due terzi hanno meno di 35 anni ed il livello medio d’istruzione è alto.
E’ il Paese centrale del progetto OBOR (One belt one road) ovvero la Nuova via della seta, fortemente voluto e progettato dal Governo cinese, con un investimento pari a 100 miliardi di dollari per il miglioramento dei collegamenti commerciali.
E’ uno snodo regionale, la base per raggiungere un mercato di 400 milioni di consumatori nei vicini Paesi del Medio Oriente e nelle ex repubbliche sovietiche.
Il Governo vuole investire nei trasporti (aeroporti, porti, ferrovie) e nello sviluppo della produzione interna.
Per questo motivo c’è una grande richiesta di tecnologia, macchinari e linee di produzione con particolare attenzione alla qualità.
L’industria automobilistica, che costituisce il 10% del prodotto interno lordo iraniano, ha grandi ambizioni così come i settori:
Alimentare e Bevande, Arredamento ed Edilizia, Ceramica, Cosmetica, Farmaceutica e Medicale, Industria energetica, mineraria e metallurgica, Meccanica, Moda, Oil&Gas, Packaging, Tessile.
Il petrolio, da sempre alla base dell’economia iraniana, è stata per molti anni la prima fonte di entrata del Paese.
L’obiettivo del Governo oggi è quello di continuare a vendere i prodotti petroliferi ai partner storici, senza utilizzare il dollaro, ma ha bisogno d’investimenti internazionali per ammodernare gli impianti.
Allo stesso tempo gli sforzi sono concentrati sull’export non-oil che ha superato i 30 miliardi di dollari.
L’Iran possiede anche grandi riserve di gas (è secondo solo alla Russia).
Come in Italia, il 90% del tessuto economico è fatto di piccole e medie imprese.

La situazione dopo l’elezione di Biden negli Usa

L’accordo sul programma nucleare, firmato il 14 luglio 2015 tra Tehran ed il gruppo dei cinque più uno (i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu + la Germania) non ha solo ridisegnato la scena geopolitica in Medio Oriente ma ha avuto anche un notevole impatto in termini economici, nonostante il pressing degli Stati Uniti che vorrebbero impedire alle aziende europee di lavorare in Iran.
Dopo il ritiro voluto dal Presidente Usa Trump dall’accordo sul nucleare ed il conseguente ritorno americano alle sanzioni c’è stata grande attesa per vedere e capire cosa sarebbe successo.
L’Italia e l’Europa non hanno comunque introdotto alcun tipo di sanzioni verso l’Iran, sanzioni che sono rimaste esclusivamente americane.
Oggi, dopo l’elezione di Biden a Presidente degli Stati Uniti, gli Usa hanno riaperto all’Iran parlando di una possibile revoca delle sanzioni di Trump.
In attesa dei futuri sviluppi, sono molte le aziende europee ed italiane che continuano a lavorare con l’Iran e cresce il numero di quelle interessate a farlo.
Per molte imprese infatti questo Paese rappresenta un mercato fondamentale, per alcune addirittura la prima destinazione delle proprie esportazioni.

Italia partner privilegiato

Oltre alle potenzialità economiche e di sviluppo di questo Paese, ecco alcuni motivi e curiosità che possono aiutare a comprendere il perché le aziende italiane hanno numerose possibilità di successo nel lavorare ed investire in Iran.

Il popolo iraniano e quello italiano hanno molteplici somiglianze ed esiste una naturale simpatia tra gli eredi di antichissime civiltà, ovvero quella persiana e quella romana.

Nella guerra Iran-Iraq (1980-1988) gli iraniani furono vittime di un attacco senza alcun preavviso ma, nonostante questo, a sostegno dell’Iraq si schierarono tutte le maggiori potenze internazionali.
L’Italia chiese e ottenne dal proprio Parlamento il congelamento delle forniture militari (forniture già pagate e in buona parte già costruite che dovevano essere consegnate alla marina irachena).
In caso contrario l’Iraq sarebbe diventato la maggiore potenza navale della regione, probabilmente vincendo il conflitto.

L’Italia è stato il primo paese europeo a riprendere i contatti economici con l’Iran nel lontano 1998.
Le imprese italiane, soprattutto piccole e medie, hanno continuato a lavorare in Iran anche durante le sanzioni.

Il Made in Italy è molto forte ed apprezzato: non a caso dopo sei anni di sanzioni l’Italia è tornata ad essere il primo partner commerciale dell’Iran all’interno dell’Ue, per poi essere superata da Germania e Svizzera (quest’ultima per via dei canali umanitari) a causa del divieto di acquistare petrolio iraniano di cui l’Italia era grande cliente.

Le due nazioni, eredi dell’antica Persia e dell’antica Roma, hanno inoltre fatto della cultura in tutte le sue forme il terreno fertile per le loro relazioni: non a caso si sono recentemente esibiti a Tehran sia il Maestro Riccardo Muti, in omaggio a Verdi, che il Maestro Nicola Piovani, premio Oscar.